Depressione

Un articolo sulla depressione… cosa dire ancora…

La mia formazione e la mia esperienza professionale mi inducono a considerare la depressione come il risultato di una serie di esperienze, di eventi vissuti e costruiti, che possono procedere e sfociare in direzioni di sofferenza ingravescente.

In questo caso, il lavoro dello psicologo consiste nell’aiutare il paziente a comprendere il motivo delle suddette posizioni, formulando ipotesi e poi verificandole.

Come? Attraverso l’instaurarsi della relazione professionale con lo psicologo – all’interno della quale origina il processo ricostruttivo della storia del cliente – e le fondamenta della teoria corredata delle rispettive tecniche.

La depressione può scaturire anche da eventi cosiddetti “esterni” all’individuo, fuori dalla sua volontà (lutti, separazioni, malattia, cessazione della propria attività lavorativa).

Anche in questo secondo caso, ritengo opportuno precisare, dal modo in cui la persona reagisce agli eventi stessi, in base alla propria struttura di personalità e alle proprie risorse.

Duemila anni fa lo stoico Epitteto osservava che “Non siamo disturbati dagli eventi, ma dai nostri atteggiamenti nei loro confronti” (Butt, T., 2008; trad. it., p. 14).

Rifacendosi ai contenuti della TCP (Teoria dei Costrutti Personali), la depressione può essere “letta”, in generale, come una riduzione dell’esperienza unita ad una dimensione di perdita-cambiamento. Cerchiamo di essere più precisi.

Che cosa accade nella storia di una persona, che cosa succede e che cosa fa sì che la persona senta, avverta i sintomi della depressione (stanchezza, apatia, noia, anedonia, ridotta mobilità)?

La teoria di Kelly si basa sul rapporto tra la persona ed il mondo, si interessa al modo in cui la persona percepisce la realtà ed alla frazione di mondo che in un dato momento percepisce.

Kelly parla di processo di dilatazione allorché la persona si muove verso una maggiore quantità di informazioni, allo scopo di affrontare i suoi problemi. “… La persona si allontana indietreggiando dal problema immediato per allargare la sua prospettiva su come un particolare fatto si adatti agli altri eventi della sua vita” (Epting, ibidem, p. 51).

Operando una costrizione, invece, la persona cerca di rendere il proprio mondo più controllabile, evitando il caos generato da troppe informazioni, essa si concentra solo su un limitato numero di eventi.
Dilatazione: “La dilatazione si verifica quando una persona amplia il suo campo percettivo allo scopo di riorganizzarlo ad un livello più comprensivo. Non comprende, di per sé, la ricostruzione comprensiva di quegli elementi” (Kelly, 1955, p. 532).

Costrizione: “La costrizione si verifica quando una persona restringe il suo campo percettivo allo scopo di minimizzare delle incompatibilità evidenti” (Kelly, 1955, p. 532).

E’ proprio il processo di costrizione che risulta implicato nei disturbi depressivi.

Limitando il proprio campo percettivo, la fetta di mondo cui avere accesso, l’individuo riduce il suo vissuto di ansia e la possibilità di andare incontro ad uno smacco relazionale o sociale; ma tale strategia ha un suo prezzo.

La persona sceglie sempre quello che considera il male minore. Infatti, operando una scelta diversa, alternativa, lei anticipa di fare i conti con un’angoscia ancora maggiore, di andare incontro a una maggiore disorganizzazione, fino a raggiungere, a volte, uno scollamento dal proprio ruolo familiare o sociale.

In sintesi, ella avverte il rischio di approdare a un’ulteriore sofferenza.
 Pertanto, i passi che possono sfociare in una sindrome depressiva rappresentano una scelta che consente alla persona di evitare esperienze maggiormente disastrose.

Mediante un percorso psicoterapeutico, la persona viene aiutata e supportata in un processo costruttivo e ricostruttivo della sua realtà, tale da permetterle la generazione di nuove dimensioni, che siano per lei significative e percorribili.

In pratica, il paziente viene “invitato” a ri-prendere in considerazione gli eventi che si trova (o che si è trovato) davanti, acquisendo, grazie all’esperienza relazionale con il terapeuta, strumenti conoscitivi tali da permettergli di rimettere in moto il proprio sistema, la sua peculiare organizzazione.

Tutto ciò con tempi sintonici, cadenzati, “rispettosi” dell’inesorabile unicità di ogni persona, e nel pieno riconoscimento del proprio ruolo attivo.

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