L’Autocaratterizzazione

Si tratta di un metodo di tipo qualitativo, di uno strumento che offre alla persona la possibilità di scrivere ciò che lei, e nessun altro, considera più importante.

E’ un elaborato, che origina da un semplice invito a parlare di sé, a raccontarsi, a dare il via a una narrazione personale che si avvale di uno stile personalizzato.

E’ un modo di presentarsi, tale da permetterci di comprendere cose su di noi che non sapevamo di sapere: scopriamo di essere in un certo modo e magari non ce lo aspettavamo!
Abbiamo a che fare con uno scritto, quindi con una fonte “materiale”, cui possiamo accedere ogni qualvolta lo vogliamo, allorché lo riteniamo opportuno.
Inoltre, nulla ci impedisce di ripetere, a distanza di tempo, una nuova elaborazione del testo e cogliere eventuali differenze significative, che potrebbero emergere dal confronto con quello precedente.

A cosa serve?

La sua lettura consente allo psicologo di accedere alle aree che il cliente ha deciso di (non) trattare, di comprenderei i temi e i concetti/costrutti salienti della personalità del suo cliente, nel rispetto del senso e della coerenza interna del testo.


Attraverso l’autocaratterizzazione, lo psicologo può accedere, più facilmente, a quell’insieme di “costrutti nucleari” riguardanti sia la nostra identità che la nostra peculiare modalità di entrare in relazione con gli altri.

Infatti, ogni elaborato rappresenta il frutto di un lavoro personale, ancorché di una creazione singolare: un risultato non passibile di valori quantitativo-numerici da confrontare!

Nondimeno, tale metodo nasce all’interno della Teoria dei Costrutti Personali, si avvale cioè di presupposti teorici ben precisi, e presenta un procedimento di analisi ben strutturato, basato sull’applicazione di specifiche tecniche.

Ed è questo elemento che “…caratterizza il lavoro clinico come scientifico e lo distingue da un atteggiamento impressionistico. Ma… non bisogna considerare il protocollo soltanto come un documento verbale e… il primo compito dell’analisi è stabilire una relazione con la persona che l’ha scritto” (Kelly, 1955, p. 320).

L’elaborato che scaturisce dall’autocaratterizzazione riflette quello che la persona vuole comunicare allo psicologo, in un dato momento e in un dato contesto; e questo aspetto è da tenere presente, in quanto cornice spazio-temporale di tutti i contenuti ed esso stesso pure, a sua volta, contenuto: una “mappa” utile nella guida dell’intervento professionale.

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