Arte

La mostra “Il sogno di Theimer“, oggi 24 giugno, giorno di inaugurazione e fruibile fino al 23 ottobre, rappresenta per me motivo di vanto, come cittadina aretina, e, allo stesso tempo, occasione o pretesto per un contributo sul tema del rapporto tra arte e psicologia.

A parte la continuità artistica con autori e opere, che conferiscono ad Arezzo un’eccellente impronta e una propria identità culturale (penso, ad esempio, a “Il sogno di Costantino”) – tema che lascio agli addetti ai lavori -, il titolo stesso della mostra contiene un esplicito riferimento onirico, il cui legame con la psicologia è quasi immediato.

L’arte è creatività, è l’espressione di questa peculiare capacità umana. E’ possibile considerarla “un momento di allentamento” dove il pensiero divergente e creativo emerge, svincolato e libero, quasi unito ad una nota di trascendenza.

L’arte è comunicazione, quindi una forma di linguaggio, si sa…

L’autore e la sua opera sono interdipendenti e necessari l’uno all’altra.

L’opera nasce dall’incontro con il suo autore e l’autore emerge attraverso di essa.
Michelangelo diceva che lui, scolpendo, riusciva a liberare l’opera nascosta dentro il materiale, ad esempio il marmo.

Il suo compito era quello di lasciarla uscire, di darle vita, o se vuoi, un’altra vita.

Lo psicologo, “con il suo proprio scalpello”, permette, altresì, al suo cliente, di raggiungere una sua più autentica dimensione, aiutandolo ad uscire dalla trappola della personale sofferenza.

Importante è, comunque, ricordare il tipo di struttura e organizzazione che ogni sistema vivente presenta (Maturana e Varela, 1980), e che rappresenta il sostrato di qualunque intervento professionale.

Allo stesso modo, l’artista modula la propria tecnica e il proprio operato in relazione al materiale che adopera e sul quale versa o riflette la sua sensibilità.

Aristotele ci dice, non diversamente, che l’arte ha una funzione catartica, quindi, vorrei dire, terapeutica.

Ben vengano, nella nostra città, ogni iniziativa e ogni percorso che ci permettano di vivere esperienze formative e “trasformative”.

Ritengo opportuno, a questo punto, parlare dei cosiddetti “cicli dell’esperienza”, che fanno parte del corpus teorico della TCP di Kelly; in questo caso faccio riferimento al “ciclo della creatività”.

Creatività: “Il ciclo della creatività è un ciclo che parte da una costruzione allentata e termina con una costruzione ristretta e validata” (Kelly, 1955, p. 565).

Attraverso questo processo ciclico il sistema di costrutti personali si modifica e si sviluppa.

Il ciclo inizia con una fase di allentamento dei costrutti caratterizzata dai continui spostamenti nell’attribuzione degli eventi ai poli del costrutto, e termina in una fase di restringimento nella quale viene rigidamente determinata la collocazione degli eventi sui costrutti. La prima fase del ciclo è necessaria per lo sviluppo di nuove idee e la seconda per la verifica di queste idee” (Winter, 1990, p. 121).

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